Riflessioni: Guerra e Pace e altri scritti

di Tina Cancilleri
“Guerra e Pace”! Solitamente queste due parole ci fanno pensare ad uno dei più celebri romanzi della storia della letteratura russa. Ma il mio intento non è quello di soffermarmi sul magnifico capolavoro di Tolstoj bensì sul significato di queste due parole. Le ribadisco nuovamente: guerra e pace. Non è mia intenzione essere noiosa e ridondante ma voglio giusto per un attimo portarvi alla riflessione. Lo so, mi sono imposta un compito assai arduo e probabilmente non riuscirò nel mio intento ma intanto ci provo. Voglio lasciar correre il flusso dei miei pensieri e farmi trasportare da essi nella speranza che qualcuno ascolti questa voce isolata e le faccia sentire che non è sola, che qualcun altro ha unito la sua voce alla sua e gridi: BASTA! Basta alle guerre fratricide! Basta a questo sterminio di vite umane senza senso e senza logica! Basta a questo sangue concime per altro sangue! Basta alla guerra vista come un campo di calcio in cui però non c’è il pallone ma armi micidiali e vite di popoli! Forse ancora non ci siamo resi conto che questa forma di violenza, che va contro ogni forma di dignità e di rispetto per la vita umana, chiede di essere guardata, gridata ed affrontata. Ci sta dicendo: “Guardatemi, sono qui e… se non vi rimboccate le maniche e iniziate a lavorare io prenderò il sopravvento e sopprimerò la mia acerrima nemica PACE! Attenzione! Fermatevi! Sta parlando della nostra ormai dimenticata sorella pace. Qualcuno potrebbe chiedersi ma cos’è la Pace? Attenzione! Non è una parola d’ordine ma era ed è un valore che può essere condiviso da tutti!
Vorrei chiudere questo mio probabilmente sconclusionato pensiero citando un breve passo dell’Eneide di Virgilio: “Nulla salus in bello: pacem te poscimus omnes” (“Nessun bene dalla guerra: Pace, noi tutti ti invochiamo”).

Scritti di Tina Cancilleri

Quando il silenzio dà voce alle parole
Vivevano, in una città che si affacciava sul mare e che contemporaneamente godeva della bellezza della montagna, due fratelli. I due fratelli, oltre che dai loro legami di sangue, erano accomunati da un elemento comune: entrambi percepivano il rumore ma non lo sentivano. Questo diverso modo di sentire la voce altrui creava loro qualche piccolo disagio nel rapporto con gli altri. Fin dall’infanzia, entrambi cercarono di integrarsi nel mondo che sentivano loro ma, grandi e piccini, erroneamente, pensavano che non gli appartenesse perché incapaci di far sentire la loro voce. Più e più volte i due fratelli tentarono di far capire al rumoroso mondo circostante che loro, nonostante l’assenza dell’udito, fossero uguali agli altri e che nulla li rendeva diversi ma il mondo, troppo impegnato ad occuparsi di altro, non si soffermava mai ad ascoltarli. L’indifferenza e l’insensibilità del mondo circostante li portò inizialmente a chiudersi in sé stessi e a crearsi un “mondo parallelo” in cui ci si riuniva solo tra “simili” senza dare spazio agli altri perché “diversi”. Ma più passava il tempo e più cresceva in loro l’irrefrenabile voglia di riconquistare il loro posto nel mondo e far sentire la loro voce. Così, dopo svariati tentativi infruttuosi, i due fratelli, per avvicinarsi al rumoroso mondo dei normodotati, decisero di frequentare una scuola speciale: una scuola che, dal punto di vista teorico, conosceva bene il loro mondo e il loro modo di comunicare ma difettava dal punto di vista pratico. E fu proprio lì, in quella scuola poco conosciuta, che il grande miracolo avvenne. I due fratelli, assieme ad un insegnante molto speciale, riuscirono a fermare per un attimo il mondo rumoroso ed a farsi sentire. Gli altri allievi della scuola, con loro grande stupore, scoprirono che i loro amici silenziosi non soltanto parlavano ma sentivano ed erano praticamente uguali a loro. Dovevano solo prendere qualche piccola precauzione e la comunicazione diveniva estremamente facile. Da allora le ipotetiche differenze e le ipotetiche barriere si sono abbattute e vivono un rapporto di solidale amicizia che vogliono trasmettere agli alt


Silenzio?, no meraviglioso rumore

Se prendete un vocabolario della lingua italiana e cercate le parole Silenzio e Rumore le definizioni date sono approssimativamente queste:
Silenzio! Mancanza completa di suoni, rumori, voci e simili.
Rumore! Qualsiasi fenomeno acustico, generalmente irregolare, casuale e non musicale, specialmente se sgradevole, fastidioso, molesto, nocivo.
Qualcuno di voi starà pensando che Tina è impazzita e ha perso il lume della ragione. Può darsi! Ma un motivo per cui ho citato queste due definizioni effettivamente c’è. Nella mia mente, ultimamente devo ammettere un po’ sconclusionata, si è venuto a creare una sorta di schema razionale che ha una sua logica che a voi potrà sembrare bizzarra ma ha un’origine ed una fonte ben precisa. La fonte per l’ennesima volta proviene dalla comunità dei miei amici “sordi ma non muti” che ancora una volta mi ha aperto una nuova finestra sul loro meraviglioso mondo.
Eh già!
E chi se lo aspettava? Avrei potuto immaginare tutto tranne che una comunità “sorda” potesse fare tanto “rumore”. Il popolo silenzioso ultimamente non finisce mai di stupirmi e son decisamente contenta di essermi avvicinata all’”altro mondo”, al “mondo dei diversi”, al “mondo dei relativamente silenziosi”! Ciò che ho potuto constatare nel tempo? Che probabilmente la voce dei “non udenti” (o audiolesi), quando se ne dà loro la possibilità, è più forte di quella degli udenti. Loro sicuramente mi scuseranno per la mia intrusione ma ci tenevo troppo a far cogliere a tutti voi un loro momento di aggregazione avvenuto in occasione della festa di Halloween. È a dir poco fantastico, lo definirei quasi surreale, se non avessi la certezza assoluta che quello che ho visto non è fantascienza ma realtà. L’aria che si è respirata in quell’occasione era decisamente frizzante e la vivacità mostrata è stata davvero straordinaria. Ma ciò che mi ha colpito è stato soprattutto il “rumore”. In feste simili tu ti aspetti il “silenzio”, la mancanza di suoni, di voci e invece in quelle “quattro mura” anche le pareti parlavano ed esprimevano una vitalità ed un’energia positiva a dir poco stupenda.
Che dire!?! Senza parole!


Perché ritrovarsi a
“parlare” di Sordità?
Le motivazioni che spingono una persona ad avvicinarsi ad un mondo vicino al nostro ma nello stesso tempo assai lontano possono essere molteplici. Probabilmente la non conoscenza ma nello stesso tempo la consapevolezza che tra il “silenzio” ci sono infinite voci che ci “ascoltano” e vorrebbero essere ascoltate, sentite. Sono quella parte di noi che percepisce il “rumore”, lo “sente”, ma a cui viene negata la possibilità di fare “rumore” e di “sentire”. È un popolo “silenzioso” che ci ascolta e ha voglia di essere ascoltato, raccontato, scoperto. Probabilmente sono la loro portavoce meno indicata ma voglio avere l’umiltà di ammettere la mia ignoranza e cercare di guardare oltre quel muro di indifferenza e di false credenze che ci spingono a barricarci nel “nostro mondo perfetto” senza pensare all’esistenza di un altro mondo, un “mondo diverso” che, in realtà, è l’estensione del nostro ma di cui non ci siamo mai presi cura.
Sono dell’idea che non bisogna negare che tra il Mondo dei Sordi e il Mondo degli udenti vi siano delle differenze, anzi, ci sono e devono essere affrontate anche se in modo più costruttivo e positivo. Un modo nuovo, come direbbero alcuni miei carissimi amici sordi ma non muti, sarebbe quello di «affrontare la diversità pensando ad essa come a qualcosa di “relativo”». Infatti, anche un udente che incontra un sordo può sentirsi “diverso”. Ed è quello che è capitato a me qualche settimana fa andando ad un Seminario a Messina in cui, in mezzo a una miriade di sordi io ero l’unica udente. Devo ammettere che, alla fine della serata, sono stata ben lieta di essermi sentita, almeno per una volta, una minoranza.

Disabili? No, diversamente abili!

Ebbene si, devo proprio ammetterlo! Più passa il tempo e più mi rendo conto che ci sono infiniti mondi paralleli di cui siamo a conoscenza ma di cui non abbiamo la piena consapevolezza. Per l’ennesima volta mi sono messa a confronto con un mondo a me sconosciuto e per l’ennesima volta ho assaporato quell’alito di vitalità e di gioia infinita che accompagna l’esistenza di quelle persone che comunemente vengono definite “disabili” ma che io preferisco definire diversamente abili. È proprio questo il termine appropriato: diversamente abili! Vi starete chiedendo di che cosa sto parlando e quindi mi accingo a descrivervi l’ennesimo mio spaccato di vita di oggi. Oggi, 8 dicembre, in una piccola cittadina dell’entroterra siciliano, che io definisco amorevolmente “l’ombelico del mondo”, ossia Barrafranca, c’è stata una mostra natalizia organizzata dal C.S.R. della medesima cittadina, in cui i protagonisti sono stati proprio loro: i diversamente abili. Attenzione! Mi sto riferendo a coloro che generalmente noi “gente comune” definiamo disabili o volgarmente handicappati. Mi riferisco a coloro che riteniamo in condizioni di svantaggio nei confronti degli altri a causa di qualche minorazione fisica o mentale e quindi incapaci di provvedere a sé stessi, interamente o parzialmente. Sarà pur vero che necessitano di un aiutino, una spinta in più rispetto agli altri ma è pur vero che anche loro hanno tanto da dirci e da insegnarci. È proprio così! Anche loro oggi hanno manifestato al mondo la loro voglia di farsi “scoprire” dal mondo dei cosiddetti “normodotati”. Come già per i miei amici “sordi ma non muti” oggi ho capito che anche loro hanno una smisurata voglia di farsi sentire e di essere ascoltati. Mi rendo conto che nell’ultimo periodo, non so per quale “ironia” del destino, mi si sta aprendo un vaso di Pandora del tutto nuovo e devo ammettere che sono immensamente felice di cogliere l’essenza di questi nuovi mondi che si affacciano al mio orizzonte. Sto imparando, anche se son consapevole che ne ho ancora di strada da fare, a vedere ciò che prima non vedevo e a sentire ciò che prima non sentivo. La conclusione a cui sono pervenuta dopo questa mostra natalizia? Che la vita, come del resto anche il mondo, non è costituita soltanto dal bianco e dal nero ma da svariati colori e che sta a noi cogliere questi colori e dipingere ogni giorno della nostra vita con un colore diverso.

Curiosando nel mondo dei sordi!
«Conoscenza o non conoscenza? Questo è il problema!».
La mia auto-risposta a questo quesito iniziale è: «Non conoscenza!».
Ed è dall’acquisizione di questa poco felice presa di coscienza che sono partita per cercare di “risolvere”, nel mio piccolo, un problema legato alla cattiva informazione e alle false credenze comuni relativo al mondo dei miei carissimi amici “sordi ma non muti”.
E così, eccomi qui, davanti al computer, a cercare la maniera e il modo più semplice ed adeguato per risolvere questo «nostro dilemma comune» (mio e dei miei amici sordi), ossia quello connesso all’informazione di un mondo poco conosciuto: il mondo dei sordi.
Lo so, mi sono prefissa un compito assai arduo ma ritengo essenziale quanto meno iniziare a parlarne. Del resto, grazie al grande aiuto dei miei più che pazienti “amici silenziosi-rumorosi”, un minimo di conoscenza l’ho acquisita. E quindi: «Perché non renderne partecipi anche gli altri?».
Purtroppo, anche se non mi piace distinguere le persone in “categorie”, è necessario differenziare i sordi in:
- Non udenti.
- Audiolesi (hanno una buona capacità dell’uso delle parole e la capacità di sentire bene con le protesi e pochissimo senza).
- Sordi (mancanza totale dell’udito ma c’è la presenza della voce).
- Sordomuti (mancanza totale sia dell’udito che della voce).
- Sordastri (mancanza quasi totale dell’udito e presenza della voce).
Questa differenziazione, anche se può sembrare anomala, è fondamentale per far cogliere a noi udenti le piccole grandi sfumature relative alla sordità.
Da quanto detto, infatti, si può comprendere perché diventa fondamentale conoscere la sordità nei suoi vari aspetti e la motivazione per cui, all’interno della stessa comunità dei sordi, viene effettuata questa diversificazione . Lo sapevate, ad esempio, che, dal punto di vista medico-scientifico, la sordità si distingue in:
- lieve, se si ha un’insufficienza uditiva che slitta dal 20% al 40%;
- media, se oscilla dal 40% al 70%;
- grave, se si sposta dal 70% al 90%;
- profonda, dal 90% in poi?
Io, ad essere sincera, sino ad un anno fa, non conoscevo queste differenze e pensavo che i sordi fossero tutti uguali. Sono stati i miei amici ad illuminarmi e a farmi comprendere quanto fossero erronee le mie opinioni nei loro confronti. E così, pian pianino, tra una curiosità e l’altra, mi hanno illustrato un mondo sconosciuto e per me completamente nuovo.
Dopo avervi delucidato brevemente su questi aspetti, che ne dite se adottiamo un metodo, molto usato in pedagogia, per imparare a conoscere meglio questo nostro fantastico mondo dei sordi? A quale metodo mi riferisco? A quello dell’ «imparare giocando». Ma no, pensandoci bene, forse è meglio quello del vero o falso!
Cominciamo!

Le persone sorde sono anche mute: FALSO!
Sordo non significa necessariamente muto. Tanti sordi, infatti, riescono a parlare e ad interagire col mondo degli udenti.

L’apparecchio acustico non restituisce completamente l’udito: VERO!
Con la terapia giusta, l’apparecchio acustico aiuta una miriade di persone sorde o sordastre a sentire i rumori e i suoni vocali senza però consentire la comprensione di intere frasi o parole. Numerosi udenti non si rendono conto di questo e suppongono, erroneamente, che i sordi diventino udenti con l’uso dell’apparecchio acustico.

L’apprendimento e l’uso della lingua dei segni impedisce alle persone sorde di imparare a parlare: FALSO!
L’uso della lingua dei segni non impedisce l’apprendimento della lingua orale e scritta, anzi, recenti studi hanno dimostrato che l’acquisizione precoce della Lis da parte dei bambini sordi ne facilita l’apprendimento. Nel caso specifico, possiamo parlare di bilinguismo (tra gli udenti un esempio può essere quello di Bolzano o Trieste).

La Lis (lingua italiana dei segni) è una lingua a tutti gli effetti: VERO!
È una lingua tutti gli effetti innanzitutto perché permette di esprimere tutte le funzioni comunicative e poi perché ha una sua specifica struttura grammaticale che deve essere studiata (la Lis, infatti, è composta da precise forme delle mani e da precisi movimenti). L’unica cosa che la differenzia dalle lingue parlate è il canale visivo-gestuale.

Le persone sorde frequentano la scuola superiore e si laureano all’università: VERO!
Contrariamente a quanto si pensi, le persone sorde hanno le stesse capacità intellettuali degli udenti. Benché sordi, sono inseriti nelle scuole normali (in Italia esiste un’unica scuola per sordi e si trova a Padova: l’Istituto Tecnico Statale “Magarotti”). Un mio carissimo amico sordo, ad esempio, si sta per laureare in Scienze Politiche e la sorella in Scienze della Formazione.

Le persone sorde non possono avere la patente di guida: FALSO!
Come negli altri Paesi, i sordi in Italia godono del diritto di possedere la patente di guida, purchè utilizzino lo specchietto sul lato destro del veicolo, come viene prescritto dalla legge.
La perdita dell’udito viene compensata dallo sviluppo di un acutissimo senso della vista.

I sordi possono fare tutto quello che fanno gli udenti, meno che sentire: VERO!
Ciò è dimostrato dal fatto che nel mondo c’è un numero sempre crescente di persone sorde che svolgono svariate professioni: l’avvocato, l’attore (io li ho visti a teatro e sono a dir poco magnifici!), il politico, l’imprenditore, il professore, il programmatore di computer, etc.

Probabilmente vi sarete annoiati e molto probabilmente vi sarete fermati a metà percorso. Che dirvi? Vi comprendo, ma ci tenevo troppo a condividere con voi questa mia conoscenza spicciola del mondo dei sordi. Chissà? Forse qualcuno si sarà chiarito qualche dubbio (più che altro mi piace pensarlo!) e forse potrò dire: «Anch’io ho dato il mio modesto contributo!».

Tina Cancilleri